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Perchè installare un KIT JM

Guida all'installazione di un kit      

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La potenza delle armi ad aria compressa

Strumenti di mira ottici

Weihrauch HW 900 cal. 6,35 mm  

Diana 65

Diana 52 cal. 4,5

Daystate Huntsman MKII cal. 5,5

HW 77 Evo cal. 4,5

Test con la HW 77

HW 950 cal. 4,5

Smontaggio HW 950

STRUMENTI DI MIRA OTTICI PER CARABINE AD ARIA COMPRESSA

note tecniche, come sceglierli e come tararli

 

Le moderne carabine ad aria compressa per uso sportivo e da divertimento sono, almeno quelle di fascia medio-alta, degli strumenti da tiro estremamente accurati e ben costruiti ed è ormai di uso comune dotarle di un sistema di mira ottico che permette di sfruttarne appieno l’accuratezza di tiro sino alle massime distanze utili. Addirittura molti modelli vengono proposti dai fabbricanti senza mire metalliche, dunque espressamente progettati per l’utilizzo con il cannocchiale di mira.

 Perché utilizzare un’ottica?

Una buona carabina del tipo molla-pistone (springer) è oggi in grado di sparare con una accuratezza dell’ordine dei 2 MOA, mentre una sofisticata pneumatica (PCP) addirittura può scendere sotto al minuto d’angolo. Ciò significa poter effettuare rosate da circa 30 mm a 50 metri o addirittura meno di 15 mm nel caso di armi al top della gamma; sarebbe dunque alquanto difficile, oltre che sicuramente non alla portata di tutti, effettuare costantemente tiri del genere usando le mire metalliche o anche una sofisticata diottra.

Una buona ottica permette dunque di ottimizzare le prestazioni dell’arma e rendere la precisione intrinseca, anche se con un po’di pratica e di allenamento, alla portata della maggioranza dei tiratori.

Vi sono poi motivazioni di altro genere, non espressamente legate a ragioni “tecniche”, ma piuttosto a questioni di preferenza personale e piacere nell’usare questo sofisticato strumento di mira: non è facile resistere al fascino di una bella carabina dotata di ottica!

 

Le caratteristiche principali di un’ottica di puntamento e su quali parametri sceglierla.

La prima considerazione riguarda la qualità. Tra i cacciatori di selezione, spesso dotati di costose carabine di origine europea, è consolidata l’idea che il cannocchiale di mira debba essere “costoso almeno quanto l’arma” e assolutamente “made in Austria”. Questa idea, seppur ancora abbastanza valida nello specifico contesto, è nel nostro caso eccessivamente selettiva. Per prima cosa si consideri che le carabine ad aria compressa, libere o a “piena potenza” sono delle armi destinate allo sport del tiro di precisione a distanze di molto inferiori a quelle cui si tira con un’arma da fuoco, inoltre le caratteristiche delle ottiche per quest’uso possono tranquillamente sottostare a delle specifiche molto meno stringenti di quelle, ad esempio, destinate alla caccia di selezione in alta montagna oppure per l’appostamento in condizioni di luce difficile. E’ dunque sufficiente che lo strumento sia robusto abbastanza da resistere alle sollecitazioni meccaniche (tipiche delle springers), di buona qualità ottica e accurato nelle regolazioni.

Se trascuriamo la produzione europea, di qualità eccelsa e costo conseguentemente elevato, rimane una sola grande area in cui vengono prodotti questi strumenti: l’Oriente (Cina, Taiwan, Korea..). Soprattutto i marchi americani (ma anche giapponesi) hanno da tempo trasferito la produzione in questi paesi, occupandosi soltanto del know-how iniziale, del controllo qualitativo e del marketing. Discorso a parte meritano le ottiche che provengono dai paesi dell’Est europeo: nella maggior parte dei casi si tratta di vecchi strumenti progettati per usi militari (spesso si trovano anche sulle bancarelle..) assolutamente inadatti al nostro scopo, oppure sono prodotti attuali, ma realizzati con standard qualitativi paragonabili ai “made in China”, eccettuato qualche caso. Sono comunque pochi i modelli utilizzabili nel mondo delle armi ad aria compressa.

Il risultato più evidente di tale situazione è che il mercato occidentale è stato invaso di prodotti di prezzo medio-basso e qualità estremamente variabile: dai cannocchiali giocattolo fino a sofisticati strumenti ottici che rivaleggiano con la migliore produzione mondiale. La marca, anche se spesso ben conosciuta, è poco indicativa, può servire soltanto a garantire una certa sicurezza nel caso di difetti di fabbricazione, in quanto le più note hanno quasi sempre una rappresentanza europea e uno o più distributori nazionali in grado di garantire un certa assistenza.

Premesso dunque che per le nostre armi senz’altro vale la pena rivolgersi a questa tipologia di prodotti, risulta però evidente come la scelta possa rivelarsi difficile, bisogna avere le idee chiare prima di procedere ad un acquisto che, per quanto non eccessivamente dispendioso, potrebbe rivelarsi assolutamente sbagliato. La prima cosa da fare è accertarsi che il marchio sia distribuito in maniera regolare e non sia una importazione occasionale, poi che il distributore sia conosciuto e in grado di fornire le dovute garanzie sull’assistenza, quindi che abbia una gamma abbastanza ampia e comprensiva di prodotti specifici per le armi ad aria compressa che, come vedremo in seguito, debbono avere delle caratteristiche particolari.

 

Sintesi delle caratteristiche principali di un cannocchiale di mira

Le specifiche principali di un’ottica vengono generalmente indicate con una serie di “numeri” come ad esempio 4 X 32 oppure 4 – 12 X 50, etc.. Il primo esempio individua un’ottica a quattro ingrandimenti fissi il cui diametro dell’obiettivo è 32 mm, il  secondo indica invece un “variabile” da 4 a 12 ingrandimenti avente un obiettivo da 50 mm.

Gli ingrandimenti ci dicono di “quante volte” viene ingrandito il bersaglio inquadrato rispetto alla visione ad occhio nudo, mentre il diametro dell’obiettivo determina essenzialmente la luminosità dello strumento, ossia maggiore è il diametro, maggiore sarà la quantità di luce che passa e che contribuisce dunque a rendere luminosa l’immagine.

Un’altra variabile è il diametro del tubo centrale il quale, nelle ottiche  destinate ad un uso non particolarmente specialistico, misura normalmente 25,4 mm (spesso indicato con l’unità di misura anglosassone “1 pollice”).

Su alcuni modelli particolari, generalmente molto più costosi e destinati ad utilizzi specifici, questa misura può essere anche 30 mm; il maggior diametro contribuisce ad aumentare la luminosità ed è utile soprattutto quando si utilizza la carabina in condizioni  di luce difficile oppure quando si utilizzano ingrandimenti elevati.

Ghiera di regolazione degli ingrandimenti

Il correttore di parallasse

Le ottiche destinate al tiro di precisione debbono essere dotate di uno specifico accorgimento tecnico: il parallasse regolabile, al contrario di quelle destinate all’uso venatorio le quali hanno di solito il parallasse azzerato dalla fabbrica alla distanza di circa 100 metri.

Vediamo intanto cos’è l’errore di parallasse. Immaginiamo di guardare l’ora su di un orologio a lancette; poichè il piano del quadrante e quello su cui ruotano le lancette sono sfalsati, se il punto di vista fosse obliquo rispetto a questi piani sarebbe difficile determinare con precisione l’ora esatta, in quanto il piano inferiore, su cui sono riportati i riferimenti, sembrerebbe spostarsi con il cambiare dell’angolo di visuale generando appunto quello che viene definito “errore di parallasse”.  Soltanto se i due piani coincidessero oppure se il punto di vista fosse perfettamente perpendicolare ai piani si riuscirebbe ad apprezzare esattamente la misura.

Negli strumenti ottici di mira i due piani dell’esempio sono rappresentati dal piano del reticolo e da quello su cui è focalizzata l’immagine. Quando si inquadra il bersaglio attraverso questo strumento difficilmente si riesce a posizionare l’occhio sempre in modo perfettamente perpendicolare al piano focale ed in linea con l’asse ottico e dunque, se non si ha la correzione, si ingenera l’errore.

Nelle ottiche senza correttore di parallasse ciò è facilmente verificabile inquadrando un bersaglio posizionato ad una distanza diversa da quella a cui la fabbrica ha azzerato l’errore: basta posizionare l’arma dotata di ottica su di un supporto stabile (ad esempio un rest) e mirare; ruotando leggermente la testa si noterà come il reticolo di puntamento sembri “galleggiare” sul bersaglio, impedendo un preciso e costante puntamento per l’impossibilità di riposizionarsi sempre esattamente allo stesso modo nella successione di tiri.

Il problema può essere risolto, oltre che posizionando il bersaglio alla distanza a cui l’errore è azzerato (cosa non sempre fattibile), utilizzando appunto un’ottica dotata di correttore di parallasse. Questo consiste normalmente di una ghiera ruotante intorno alla campana anteriore dell’obiettivo, riportante dei riferimenti (in metri o in yarde): se si conosce la distanza del bersaglio, basta ruotare tale ghiera e posizionarla in corrispondenza del riferimento corrispondente, mentre se la distanza non è nota si inquadrerà il bersaglio e si ruoterà la ghiera sino a quando questo non sarà perfettamente “a fuoco”.

Due esempi di ottiche dotate di regolatore di parallasse. Si noti la ghiera di regolazione che riporta le distanze di azzeramento o di "messa a fuoco"

 

E’ evidente dunque che, volendo ottenere la massima precisione dal binomio arma-ottica, si dovrà utilizzare uno strumento dotato di parallasse regolabile e, in particolare, dovendolo utilizzare su una carabina ad aria compressa il cui tiro utile può essere compreso tra i dieci e i cento metri, ci si dovrà ben assicurare che la correzione del parallasse sia possibile a partire dalla distanza minima (circa 10 m). Si tenga presente che l’errore di parallasse è tanto più evidente quanto più è elevato il numero di ingrandimenti utilizzato.

Nelle ottiche utilizzate sulle carabine ad aria compressa, quindi destinate ad inquadrare bersagli disposti a distanze relativamente basse, l’errore di parallasse riscontrabile su un’ottica da pochi ingrandimenti è pressoché trascurabile, però utilizzando uno strumento senza questa regolazione si avranno delle difficoltà di messa a fuoco alla brevi distanze, dunque vale la pena averlo comunque.

In lingua inglese queste ottiche sono generalmente indicate come “Adjustable Objective” o semplicemente con le lettere AO.

 

Vediamo ora alcune altre caratteristiche di questi strumenti, particolarmente  interessanti nel nostro settore d’utilizzo.

Il rinculo di una potente carabina ad aria compressa funzionante con il sistema tradizionale molla/pistone (springer) è particolarmente violento e può danneggiare le ottiche non specificatamente progettate e realizzate per questo uso. Tale rinculo è decisamente superiore a quello di una carabina in calibro 22 LR ed è quasi paragonabile a quello di una carabina centerfire di piccolo calibro! Inoltre ha una specifica particolarità: agisce in due sensi, è proprio questa caratteristica che distrugge i reticoli o le lenti dei cannocchiali e allenta gli attacchi (come ben sa chi ha provato a montare ottiche e attacchi economici su carabine molto potenti…).

Perché è doppio? Perchè una prima fase di rinculo si ha quando il pistone viene sganciato dal meccanismo di scatto, la seconda avviene invece nel momento in cui il pistone si arresta violentemente contro la parete del cilindro di compressione.

Chiaramente queste due fasi si susseguono in tempi rapidissimi, dell’ordine dei millesimi di secondo, e sono difficilmente percepibili dal tiratore, ma non così dall’ottica, la quale è generalmente costruita per sopportare contraccolpi diretti soltanto in un senso.

Le ottiche adatte al nostro caso, oltre ad altri accorgimenti,  hanno in molti casi lenti e reticolo protetti da entrambi i lati, salvaguardandoli così da questa particolare forma di rinculo oppure, più raramente, hanno il reticolo inciso direttamente su una lente. Nella scelta dell’ottica accertatevi sempre che questa sia adatta per essere montata su carabine ad aria compressa (sia cioè “airgun rated”); in caso di dubbi rivolgetevi direttamente all’importatore o addirittura, se possibile,  al costruttore via e-mail.

Per chi intenda installare una costosa ottica su una springer molto potente, è comunque consigliabile l’utilizzo di un attacco ammortizzato (un classico Dampa Mount oppure il sofisticato Benaglio), onde evitare in maniera assoluta spiacevoli danneggiamenti. Questi particolari attacchi sono composti essenzialmente da due parti: una slitta inferiore, che si fissa all’arma e una parte superiore che riporta gli anelli di fissaggio dell’ottica; quella superiore, sotto l’effetto del rinculo, può traslare leggermente rispetto all’altra, avendo però questo movimento “ammortizzato” da due gommini (il Dampa Mount) o da due molle (il Benaglio), che assorbono buona parte dell’energia. Il sistema funziona molto bene ed è normalmente utilizzato dai possessori di springers aventi potenza elevata (la Theoben ad esempio  monta di serie il sistema Dampa Mount sulla potente carabina Eliminator da 40J).

Particolare della Theoben Eliminator in cui si nota l'attacco ammortizzato Dampa Mount fissato direttamente dal costruttore.

In questo particolare si nota un attacco Dampa Mount installato sopra ad una slitta regolabile prodotta dalla B-Square.  La slitta permette di azzerare l'ottica ad una distanza prestabilita mantenendo le torrette centrate, ossia nella condizione migliore. Questo accessorio, seppur criticabile esteticamente, permette di evitare la comune e dannosa consuetudine di "spessorare" l'anello posteriore dell'attacco quando la torretta è a fondo corsa e i punti d'impatto a quella distanza sono ancora bassi. Questa soluzione si adotta nel caso sia necessario utilizzare l'attacco ammortizzato. Nel caso di springers di potenza medio bassa o di pcp, per ottenere lo stesso risultato si possono utilizzare di attacchi regolabili (il Dampa non è regolabile e non esistono al momento attacchi regolabili ammortizzati).

 

Particolare di una attacco regolabile B-Square. Si notano: 1) brugola di regolazione deriva (dall'altro lato, in corrispondenza, se ne trova un'altra); 2) grano di blocco della brugola, si serra per evitare che questa si allenti; 3) questo spazio denota una certa altezza dell'anello rispetto alla base, tale altezza può essere variata, prima di fissare l'ottica, avvitando o svitando il semianello. A destra il Dampa Mount con in evidenza i due "silent block" in gomma.

Molto spesso vengono venduti dei blocchetti di arresto per gli attacchi spacciandoli per “ammortizzatori di rinculo”, ma in realtà non lo sono affatto. Questo accessorio serve solamente ad impedire che l’attacco dell’ottica non arretri sotto l’effetto del rinculo dell’arma. Il punto, però è che  l’attacco, se di buona qualità e se correttamente montato, non deve assolutamente “arretrare”, al contrario deve essere saldamente bloccato per evitare spostamenti non voluti con conseguenti variazioni del punto d’impatto dei colpi.

Particolare dei fori di blocco su una HW 950. La spina presente sotto l'attacco deve inserirsi in uno di essi per bloccarlo ed impedirne l'arretramento sotto l'effetto del rinculo.


 

Scegliere un fisso o un variabile?

La scelta tra queste due possibilità dipende essenzialmente dalla specialità di tiro che si intende praticare, oltre che dalle preferenze e dalle abitudini personali.

Un fisso da 3 o 4 ingrandimenti con obiettivo da 32 è più che sufficiente per il tiro informale (plinking), ma può essere utilizzato, pur senza eccessive pretese, anche nel tiro a segno sulle brevi-medie distanze. Un vantaggio importante offerto dalle ottiche a basso ingrandimento è l’angolo di visuale ampio, che non costringe a “cercare” il bersaglio e facilita il rapido puntamento, cosa abbastanza utile nei tiri in rapida successione a bersagli occasionali.

Un variabile può essere un buon compromesso tra quanto sopra descritto e le situazioni in cui si vuole sfruttare appieno la precisione dell’arma, soprattutto alle massime distanze. In questi casi un 4 – 12 oppure un 6 – 18, con obiettivo da 40 mm o superiore, permettono, al massimo ingrandimento, di visualizzare oltre che il bersaglio i punti di impatto, consentendo il migliore aggiustamento della mira.

Per chi spara in poligono, alla distanza fissa di 50 metri, non serve un’ottica variabile, ma è sufficiente una fissa con adeguato ingrandimento, il quale oltre a facilitare la mira ha anche lo scopo di permettere un controllo dei punti d’impatto senza ricorrere continuamente all’uso dello spotting scope. Per controllare agevolmente i colpi messi a segno da una carabina in cal. 4,5 mm a 50 metri serve almeno un’ottica da 16 o 18 ingrandimenti

 

L’ottica come “telemetro”

Chi vuol utilizzare la carabina per sparare con la massima precisione a bersagli disposti a distanze sempre diverse oppure per praticare il Field Target, può risolvere un grande problema mediante l’utilizzo di un’ottica adeguata: la stima della distanza del bersaglio.

La procedura è la seguente:

1.       Si azzera l’ottica a distanze diverse, ad esempio 10, 15, 20, 25, 30, 35, 40, 45, 50 metri e ci si annota di quanti “click” va ruotata la torretta di elevazione per far si che il punto d’impatto coincida con il punto di mira a quelle date distanze.

Si ricava quindi una tabellina di questo tipo, indicando anche il tipo di pallino utilizzato (esempio): 

Tipo di pallino: RWS Super Dome 8.40 gr (esempio realizzato con numeri non reali):

 

 

Distanza del bersaglio

metri

Numero click di cui ruotare la torretta di elevazione

10

-15

15

-10

20

-5

25

0

30

25

35

33

40

41

45

50

50

60

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il numero zero indica la distanza di azzeramento “base” dell’arma (nell’esempio pari a 25 metri), il numero di click preceduto dal segno negativo stà ad indicare la rotazione della torretta nel senso indicato con “DOWN” (in basso), gli altri indicano la rotazione nel senso indicato con “UP” (in alto).

Questa tabellina va poi memorizzata oppure stampata e applicata da qualche parte sulla carabina, così da poterla facilmente visualizzare.

Il problema è ora quello di stimare la distanza esatta del bersaglio, più questa stima è corretta, più il punto d’impatto si avvicinerà al punto di mira.

Disponendo di un cannocchiale con forte ingrandimento (non meno di 18 o 20 X), questo si può utilizzare come se fosse un “telemetro”, purchè sia dotato di correttore del parallasse  riportante le distanze in metri o yarde. Maggiore è la potenza d’ingrandimento, maggiore è la precisione nel rilevamento della distanza (nelle competizioni di Field Target si utilizzano ottiche da non meno di 32 ingrandimenti e la precisione nel rilevamento della distanza è dell’ordine di pochi centimetri!). Questo sistema può dare ottimi risultati fino alla distanza di un centinaio di metri circa, oltre diventa piuttosto difficile conseguire risultati accettabili.

 

Come si fa:

1.       si pone il cannocchiale al massimo ingrandimento (almeno 18X);

2.       si inquadra il bersaglio;

3.       si ruota la ghiera del parallasse fino a quando il bersaglio stesso è perfettamente nitido (ossia è  “a fuoco”);

4.       si legge sulla ghiera la distanza corrispondente (questa è spesso riportata in yarde,  1Yd=0.91 m);

5.       individuata la distanza a cui si trova il bersaglio, si ruota la torretta di elevazione del numero di click corrispondenti, quindi si mira e si spara. E’ evidente che in questo caso si mirerà sempre ponendo il centro del reticolo sul punto di impatto voluto.

La tabellina vale solo per uno specifico tipo di pallino, cambiandolo se ne dovrà compilare un’altra. Questo sistema permette di sfruttare al meglio le caratteristiche di accuratezza intrinseca dell’arma, pur essendo per contro un po’ più laborioso.

Chi volesse ottimizzare questo sistema potrebbe verificare sperimentalmente le distanze indicate sulla ghiera, completandole eventualmente con quelle intermedie. Ad esempio, un comune sistema è quello di applicare una striscia di adesivo esattamente sopra i riferimenti originali, quindi, dopo aver traguardato dei bersagli posti a distanze note, riportarle nuovamente con un pennarello sulla striscia di adesivo, indicando anche il numero di click corrispondenti a quella distanza.

Seguendo lo stesso principio, anche la torretta di elevazione può essere eventualmente “personalizzata” o sostituita con una specifica e di maggiori dimensioni, quindi più facilmente manovrabile (ne esistono di aftermarket per vari modelli di ottica, essendo questo sistema comunemente adottato dai tiratori di Field Target).

un tipo di torretta verticale "aftermarket" utilizzata nel Field Target

E’ intuibile che per questo tipo di operazioni si dovrà disporre di un cannocchiale dotato di torrette “alte”, del tipo che può essere ruotato con le dita (finger adjustable turrets).  I modelli con le torrette che si girano usando una monetina (..che non si trova mai quando serve…) non sono ovviamente adatti allo scopo.

Particolare di un ottica dotata di torrette "finger adjustable" alte. Queste torrette si regolano facilmente con le sole dita.

 Particolare di torretta con regolazione sempre "finger adjustable", ma "basse",  di tipo più economico e di più difficile manovrabilità

 

Il montaggio e la taratura dell’ottica

Nel caso si monti l’ottica per la prima volta, conviene procedere nel modo seguente:

1.       con un po’di alcool, pulire bene sia la slitta di montaggio situata sull’arma che le ganasce degli attacchi;

2.       alcuni attacchi hanno nella parte inferiore un perno che va posto in corrispondenza del foro ricavato sulla slitta dell’arma per evitare spostamenti dovuti al rinculo. Verificate che ci sia, provate a posizionarlo prima di stringere l’attacco; se fosse troppo alto e impedisse il corretto montaggio modificatene l’altezza con una lima;

3.       montate gli attacchi, stringendo le viti di fissaggio in maniera progressiva ed alternata (in seguito è opportuno utilizzare un prodotto frenafiletti “medio” per evitare che si allentino).

4.       Ora l’ottica: la prima cosa da fare è la centratura delle torrette. Svitate i tappi protettivi e ruotate entrambe le torrette sino a fine corsa; da questo punto iniziate a ruotarle nuovamente in senso contrario sino al fine corsa opposto, contando esattamente il numero di giri effettuati (ad esempio 8 giri e 4 click); infine, giratele nuovamente nell’altro senso PER UN NUMERO DI GIRI PARI ESATTAMENTE A META’ di quelli contati (con riferimento all’esempio: 4 giri e 2 click). In questo modo si avrà la certezza di iniziare la taratura con il reticolo perfettamente centrato;

5.       montate l’ottica sugli anelli e serrate leggermente le viti, ruotatela quindi fino a che il reticolo sia correttamente posizionato (i più pignoli posizioneranno una livella a bolla sull’arma, per assicurarsi che sia perfettamente orizzontale, ed un filo a piombo ad una  certa distanza. Senza muovere l’arma, inquadreranno il filo e ruoteranno l’ottica fino a quando il segmento verticale del reticolo sia esattamente parallelo al filo a piombo). Solo ora, sempre in maniera progressiva ed alternativamente, si potranno stringere le viti di fissaggio dell’ottica (anche qui si può usare del frenafiletti).

6.       Il primo test di tiro va fatto a breve distanza. Disegnate una croce su un foglio di carta e posizionatelo a dieci metri, quindi, dopo esservi posizionati in appoggio, sparate 5 colpi mirando esattamente al centro della croce;

7.       controllate la posizione degli impatti rispetto al punto di mira e segnate con un pennarello il centro della rosata. La prima cosa da fare è regolare la derivazione, ossia portare la rosata sull’asse verticale della croce (in alto o in basso non ha importanza in questo momento): misurate la distanza tra il centro della rosata e l’asse verticale (ad es. 50 mm), quindi ruotate la torretta laterale del numero di click corrispondenti. A 10 metri 1 click sposterà il punto d’impatto di circa 0,7 mm (per ottiche con spostamenti da ¼ di MOA), quindi per spostarlo di 50 mm si dovrà ruotare la torretta di circa 72 click, a sinistra per spostare gli impatti a sinistra e a destra per spostarli a destra).

Fatto questo, si passerà alla fase di azzeramento definitivo, ossia quello verticale, ma a questo punto sorge un interrogativo: a che distanza azzerare l’ottica?

Ci sono due “scuole”: una sostiene sia meglio azzerare ad una distanza “media”, corrispondente anche a quella di più frequente utilizzo dell’arma e quindi compensare adeguatamente quando si spara a distanze inferiori o superiori a questa, l’altra sostiene invece sia meglio azzerare alla distanza massima e compensare quindi soltanto per le distanze intermedie.

Nel primo caso si avrà il vantaggio di avere un “point blank” ristretto, essendo la freccia della curva di traiettoria divisa dallo zero intermedio, lo svantaggio è che nel caso di compensazione si dovrà stimare con precisione la distanza del bersaglio e capire se è minore o maggiore di quella d’azzeramento (cosa non sempre facile..), e quindi compensare mirando più alto se è superiore o più basso se è inferiore.

Nel secondo caso, poiché la curva della traiettoria si svolge quasi totalmente sopra l’asse ottico di mira (a parte un primo “attraversamento” a breve distanza dalla volata), la freccia e quindi il point blank saranno superiori rispetto al caso precedente, ma il vantaggio è che la compensazione avverrà sempre  mirando basso, poiché i bersagli saranno sempre sicuramente a distanze inferiori a quella di azzeramento (la distanza massima di tiro è poi generalmente più facile da stimare).

Si scelga quindi la prima o la seconda possibilità (ad esempio 25 metri oppure 50 metri) e si posizioni il bersaglio conseguentemente.

La procedura da seguire è esattamente uguale a quella descritta per la regolazione in derivazione, con l’unica differenza nel valore di ogni click (a 25 m un click sposta il punto d’impatto di circa 1,8 mm, a 50 m di circa 3,5 mm), la torretta da ruotare è ovviamente quella verticale.

Ovviamente quanto sopra descritto è valido per chi utilizza l’arma in tiri da divertimento e quindi utilizza il sistema di compensazione della mira “per approssimazione”. Chi vuol adottare la tecnica “alla Field Target”, ossia l’azzeramento dell’ottica su ogni bersaglio dovrà soltanto partire dall’allineamento verticale.

Nella foto si nota un bersaglio di azzeramento. All'estremità superiore della croce è stata evidenziata una rosata di 12 colpi e ne è stato individuato il centro (puntino giallo). Ogni quadratino sulla carta misura 10 mm. Per spostare la rosata al centro della croce bisogna dunque abbassarla di 67 mm , si dovrà ruotare la torretta verticale nel senso "down" di un numero di click corrispondenti.

Ogni click sposta il punto di impatto di una misura specifica, indicata sull'ottica. Per semplicità ho riportato a fondo pagina una tabellina riepilogativa, mentre nella foto se ne vede un'altra specifica per lo spostamento di 67 mm