|
Le moderne carabine ad aria compressa per uso
sportivo e da divertimento sono, almeno quelle di fascia medio-alta, degli
strumenti da tiro estremamente accurati e ben costruiti ed è ormai di uso comune
dotarle di un sistema di mira ottico che permette di sfruttarne appieno
l’accuratezza di tiro sino alle massime distanze utili. Addirittura molti
modelli vengono proposti dai fabbricanti senza mire metalliche, dunque
espressamente progettati per l’utilizzo con il cannocchiale di mira.
Perché utilizzare un’ottica?
Una buona carabina del tipo molla-pistone (springer)
è oggi in grado di sparare con una accuratezza dell’ordine dei 2 MOA, mentre una
sofisticata pneumatica (PCP) addirittura può scendere sotto al minuto d’angolo.
Ciò significa poter effettuare rosate da circa 30 mm a 50 metri o addirittura
meno di 15 mm nel caso di armi al top della gamma; sarebbe dunque alquanto
difficile, oltre che sicuramente non alla portata di tutti, effettuare
costantemente tiri del genere usando le mire metalliche o anche una sofisticata
diottra.
Una buona ottica permette dunque di ottimizzare
le prestazioni dell’arma e rendere la precisione intrinseca, anche se con un
po’di pratica e di allenamento, alla portata della maggioranza dei tiratori.
Vi sono poi motivazioni di altro genere, non
espressamente legate a ragioni “tecniche”, ma piuttosto a questioni di
preferenza personale e piacere nell’usare questo sofisticato strumento di mira:
non è facile resistere al fascino di una bella carabina dotata di ottica!

Le caratteristiche principali di un’ottica di
puntamento e su quali parametri sceglierla.
La prima considerazione riguarda la qualità. Tra
i cacciatori di selezione, spesso dotati di costose carabine di origine europea,
è consolidata l’idea che il cannocchiale di mira debba essere “costoso almeno
quanto l’arma” e assolutamente “made in Austria”. Questa idea, seppur ancora
abbastanza valida nello specifico contesto, è nel nostro caso eccessivamente
selettiva. Per prima cosa si consideri che le carabine ad aria compressa, libere
o a “piena potenza” sono delle armi destinate allo sport del tiro di precisione
a distanze di molto inferiori a quelle cui si tira con un’arma da fuoco, inoltre
le caratteristiche delle ottiche per quest’uso possono tranquillamente
sottostare a delle specifiche molto meno stringenti di quelle, ad esempio,
destinate alla caccia di selezione in alta montagna oppure per l’appostamento in
condizioni di luce difficile. E’ dunque sufficiente che lo strumento sia robusto
abbastanza da resistere alle sollecitazioni meccaniche (tipiche delle springers),
di buona qualità ottica e accurato nelle regolazioni.
Se trascuriamo la produzione europea, di qualità
eccelsa e costo conseguentemente elevato, rimane una sola grande area in cui
vengono prodotti questi strumenti: l’Oriente (Cina, Taiwan, Korea..).
Soprattutto i marchi americani (ma anche giapponesi) hanno da tempo trasferito
la produzione in questi paesi, occupandosi soltanto del know-how iniziale, del
controllo qualitativo e del marketing. Discorso a parte meritano le ottiche che
provengono dai paesi dell’Est europeo: nella maggior parte dei casi si tratta di
vecchi strumenti progettati per usi militari (spesso si trovano anche sulle
bancarelle..) assolutamente inadatti al nostro scopo, oppure sono prodotti
attuali, ma realizzati con standard qualitativi paragonabili ai “made in China”,
eccettuato qualche caso. Sono comunque pochi i modelli utilizzabili nel mondo
delle armi ad aria compressa.
Il risultato più evidente di tale situazione è
che il mercato occidentale è stato invaso di prodotti di prezzo medio-basso e
qualità estremamente variabile: dai cannocchiali giocattolo fino a sofisticati
strumenti ottici che rivaleggiano con la migliore produzione mondiale. La marca,
anche se spesso ben conosciuta, è poco indicativa, può servire soltanto a
garantire una certa sicurezza nel caso di difetti di fabbricazione, in quanto le
più note hanno quasi sempre una rappresentanza europea e uno o più distributori
nazionali in grado di garantire un certa assistenza.
Premesso dunque che per le nostre armi
senz’altro vale la pena rivolgersi a questa tipologia di prodotti, risulta però
evidente come la scelta possa rivelarsi difficile, bisogna avere le idee chiare
prima di procedere ad un acquisto che, per quanto non eccessivamente
dispendioso, potrebbe rivelarsi assolutamente sbagliato. La prima cosa da fare è
accertarsi che il marchio sia distribuito in maniera regolare e non sia una
importazione occasionale, poi che il distributore sia conosciuto e in grado di
fornire le dovute garanzie sull’assistenza, quindi che abbia una gamma
abbastanza ampia e comprensiva di prodotti specifici per le armi ad aria
compressa che, come vedremo in seguito, debbono avere delle caratteristiche
particolari.
Sintesi delle caratteristiche principali di
un cannocchiale di mira
Le specifiche principali di un’ottica vengono
generalmente indicate con una serie di “numeri” come ad esempio 4 X 32 oppure 4
– 12 X 50, etc.. Il primo esempio individua un’ottica a quattro ingrandimenti
fissi il cui diametro dell’obiettivo è 32 mm, il secondo indica invece un
“variabile” da 4 a 12 ingrandimenti avente un obiettivo da 50 mm.
Gli ingrandimenti ci dicono di “quante volte”
viene ingrandito il bersaglio inquadrato rispetto alla visione ad occhio nudo,
mentre il diametro dell’obiettivo determina essenzialmente la luminosità dello
strumento, ossia maggiore è il diametro, maggiore sarà la quantità di luce che
passa e che contribuisce dunque a rendere luminosa l’immagine.
Un’altra variabile è il diametro del tubo
centrale il quale, nelle ottiche destinate ad un uso non particolarmente
specialistico, misura normalmente 25,4 mm (spesso indicato con l’unità di misura
anglosassone “1 pollice”).
Su alcuni modelli particolari, generalmente
molto più costosi e destinati ad utilizzi specifici, questa misura può essere
anche 30 mm; il maggior diametro contribuisce ad aumentare la luminosità ed è
utile soprattutto quando si utilizza la carabina in condizioni di luce
difficile oppure quando si utilizzano ingrandimenti elevati.
Ghiera di regolazione degli
ingrandimenti

Il correttore di parallasse
Le ottiche destinate al tiro di precisione
debbono essere dotate di uno specifico accorgimento tecnico: il parallasse
regolabile, al contrario di quelle destinate all’uso venatorio le quali hanno di
solito il parallasse azzerato dalla fabbrica alla distanza di circa 100 metri.
Vediamo intanto cos’è l’errore di parallasse.
Immaginiamo di guardare l’ora su di un orologio a lancette; poichè il piano del
quadrante e quello su cui ruotano le lancette sono sfalsati, se il punto di
vista fosse obliquo rispetto a questi piani sarebbe difficile determinare con
precisione l’ora esatta, in quanto il piano inferiore, su cui sono riportati i
riferimenti, sembrerebbe spostarsi con il cambiare dell’angolo di visuale
generando appunto quello che viene definito “errore di parallasse”. Soltanto se
i due piani coincidessero oppure se il punto di vista fosse perfettamente
perpendicolare ai piani si riuscirebbe ad apprezzare esattamente la misura.
Negli strumenti ottici di mira i due piani
dell’esempio sono rappresentati dal piano del reticolo e da quello su cui è
focalizzata l’immagine. Quando si inquadra il bersaglio attraverso questo
strumento difficilmente si riesce a posizionare l’occhio sempre in modo
perfettamente perpendicolare al piano focale ed in linea con l’asse ottico e
dunque, se non si ha la correzione, si ingenera l’errore.
Nelle ottiche senza correttore di parallasse ciò
è facilmente verificabile inquadrando un bersaglio posizionato ad una distanza
diversa da quella a cui la fabbrica ha azzerato l’errore: basta posizionare
l’arma dotata di ottica su di un supporto stabile (ad esempio un rest) e mirare;
ruotando leggermente la testa si noterà come il reticolo di puntamento sembri
“galleggiare” sul bersaglio, impedendo un preciso e costante puntamento per
l’impossibilità di riposizionarsi sempre esattamente allo stesso modo nella
successione di tiri.
Il problema può essere risolto, oltre che
posizionando il bersaglio alla distanza a cui l’errore è azzerato (cosa non
sempre fattibile), utilizzando appunto un’ottica dotata di correttore di
parallasse. Questo consiste normalmente di una ghiera ruotante intorno alla
campana anteriore dell’obiettivo, riportante dei riferimenti (in metri o in
yarde): se si conosce la distanza del bersaglio, basta ruotare tale ghiera e
posizionarla in corrispondenza del riferimento corrispondente, mentre se la
distanza non è nota si inquadrerà il bersaglio e si ruoterà la ghiera sino a
quando questo non sarà perfettamente “a fuoco”.
Due esempi di ottiche dotate
di regolatore di parallasse. Si noti la ghiera di regolazione che riporta le
distanze di azzeramento o di "messa a fuoco"

E’ evidente dunque che, volendo ottenere la
massima precisione dal binomio arma-ottica, si dovrà utilizzare uno strumento
dotato di parallasse regolabile e, in particolare, dovendolo utilizzare su una
carabina ad aria compressa il cui tiro utile può essere compreso tra i dieci e i
cento metri, ci si dovrà ben assicurare che la correzione del parallasse sia
possibile a partire dalla distanza minima (circa 10 m). Si tenga presente che
l’errore di parallasse è tanto più evidente quanto più è elevato il numero di
ingrandimenti utilizzato.
Nelle ottiche utilizzate sulle carabine ad aria
compressa, quindi destinate ad inquadrare bersagli disposti a distanze
relativamente basse, l’errore di parallasse riscontrabile su un’ottica da pochi
ingrandimenti è pressoché trascurabile, però utilizzando uno strumento senza
questa regolazione si avranno delle difficoltà di messa a fuoco alla brevi
distanze, dunque vale la pena averlo comunque.
In lingua inglese queste ottiche sono
generalmente indicate come “Adjustable Objective” o semplicemente con le lettere
AO.
Vediamo ora alcune altre caratteristiche di
questi strumenti, particolarmente interessanti nel nostro settore d’utilizzo.
Il rinculo di una potente
carabina ad aria compressa funzionante con il sistema tradizionale molla/pistone
(springer) è particolarmente violento e può danneggiare le ottiche non
specificatamente progettate e realizzate per questo uso. Tale rinculo è
decisamente superiore a quello di una carabina in calibro 22 LR ed è quasi
paragonabile a quello di una carabina centerfire di piccolo calibro! Inoltre ha
una specifica particolarità: agisce in due sensi, è proprio questa
caratteristica che distrugge i reticoli o le lenti dei cannocchiali e allenta
gli attacchi (come ben sa chi ha provato a montare ottiche e attacchi economici
su carabine molto potenti…).
Perché è doppio? Perchè una prima fase di
rinculo si ha quando il pistone viene sganciato dal meccanismo di scatto, la
seconda avviene invece nel momento in cui il pistone si arresta violentemente
contro la parete del cilindro di compressione.
Chiaramente queste due fasi si susseguono in
tempi rapidissimi, dell’ordine dei millesimi di secondo, e sono difficilmente
percepibili dal tiratore, ma non così dall’ottica, la quale è generalmente
costruita per sopportare contraccolpi diretti soltanto in un senso.
Le ottiche adatte al nostro caso, oltre ad altri
accorgimenti, hanno in molti casi lenti e reticolo protetti da entrambi i lati,
salvaguardandoli così da questa particolare forma di rinculo oppure, più
raramente, hanno il reticolo inciso direttamente su una lente. Nella scelta
dell’ottica accertatevi sempre che questa sia adatta per essere montata su
carabine ad aria compressa (sia cioè “airgun rated”); in caso di dubbi
rivolgetevi direttamente all’importatore o addirittura, se possibile, al
costruttore via e-mail.
Per chi intenda installare una costosa ottica su
una springer molto potente, è comunque consigliabile l’utilizzo di un attacco
ammortizzato (un classico Dampa Mount oppure il sofisticato Benaglio), onde
evitare in maniera assoluta spiacevoli danneggiamenti. Questi particolari
attacchi sono composti essenzialmente da due parti: una slitta inferiore, che si
fissa all’arma e una parte superiore che riporta gli anelli di fissaggio
dell’ottica; quella superiore, sotto l’effetto del rinculo, può traslare
leggermente rispetto all’altra, avendo però questo movimento “ammortizzato” da
due gommini (il Dampa Mount) o da due molle (il Benaglio), che assorbono buona
parte dell’energia. Il sistema funziona molto bene ed è normalmente utilizzato
dai possessori di springers aventi potenza elevata (la Theoben ad esempio monta
di serie il sistema Dampa Mount sulla potente carabina Eliminator da
40J).
Particolare della Theoben
Eliminator in cui si nota l'attacco ammortizzato Dampa Mount fissato
direttamente dal costruttore.

In questo particolare si nota un attacco Dampa Mount
installato sopra ad una slitta regolabile prodotta dalla B-Square. La
slitta permette di azzerare l'ottica ad una distanza prestabilita mantenendo le
torrette centrate, ossia nella condizione migliore. Questo accessorio, seppur
criticabile esteticamente, permette di evitare la comune e dannosa consuetudine
di "spessorare" l'anello posteriore dell'attacco quando la torretta è a fondo
corsa e i punti d'impatto a quella distanza sono ancora bassi. Questa soluzione
si adotta nel caso sia necessario utilizzare l'attacco ammortizzato. Nel caso di
springers di potenza medio bassa o di pcp, per ottenere lo stesso
risultato si possono utilizzare di attacchi regolabili (il Dampa non è
regolabile e non esistono al momento attacchi regolabili ammortizzati).

Particolare di una attacco regolabile B-Square. Si notano:
1) brugola di regolazione deriva (dall'altro lato, in corrispondenza, se ne
trova un'altra); 2) grano di blocco della brugola, si serra per evitare che
questa si allenti; 3) questo spazio denota una certa altezza dell'anello
rispetto alla base, tale altezza può essere variata, prima di fissare l'ottica,
avvitando o svitando il semianello. A destra il Dampa Mount con in evidenza i
due "silent block" in gomma.

Molto spesso vengono venduti dei blocchetti di
arresto per gli attacchi spacciandoli per “ammortizzatori di rinculo”, ma in
realtà non lo sono affatto. Questo accessorio serve solamente ad impedire che
l’attacco dell’ottica non arretri sotto l’effetto del rinculo dell’arma. Il
punto, però è che l’attacco, se di buona qualità e se correttamente montato,
non deve assolutamente “arretrare”, al contrario deve essere saldamente bloccato
per evitare spostamenti non voluti con conseguenti variazioni del punto
d’impatto dei colpi.
Particolare dei fori di
blocco su una HW 950. La spina presente sotto l'attacco deve inserirsi in uno di
essi per bloccarlo ed impedirne l'arretramento sotto l'effetto del rinculo.

Scegliere un fisso o un variabile?
La scelta tra queste due possibilità dipende
essenzialmente dalla specialità di tiro che si intende praticare, oltre che
dalle preferenze e dalle abitudini personali.
Un fisso da 3 o 4 ingrandimenti con obiettivo da
32 è più che sufficiente per il tiro informale (plinking), ma può essere
utilizzato, pur senza eccessive pretese, anche nel tiro a segno sulle
brevi-medie distanze. Un vantaggio importante offerto dalle ottiche a basso
ingrandimento è l’angolo di visuale ampio, che non costringe a “cercare” il
bersaglio e facilita il rapido puntamento, cosa abbastanza utile nei tiri in
rapida successione a bersagli occasionali.
Un variabile può essere un buon compromesso tra
quanto sopra descritto e le situazioni in cui si vuole sfruttare appieno la
precisione dell’arma, soprattutto alle massime distanze. In questi casi un 4 –
12 oppure un 6 – 18, con obiettivo da 40 mm o superiore, permettono, al massimo
ingrandimento, di visualizzare oltre che il bersaglio i punti di impatto,
consentendo il migliore aggiustamento della mira.
Per chi spara in poligono, alla distanza fissa
di 50 metri, non serve un’ottica variabile, ma è sufficiente una fissa con
adeguato ingrandimento, il quale oltre a facilitare la mira ha anche lo scopo di
permettere un controllo dei punti d’impatto senza ricorrere continuamente
all’uso dello spotting scope. Per controllare agevolmente i colpi messi a
segno da una carabina in cal. 4,5 mm a 50 metri serve almeno un’ottica da 16 o
18 ingrandimenti
L’ottica come “telemetro”
Chi vuol utilizzare la carabina per sparare con
la massima precisione a bersagli disposti a distanze sempre diverse oppure per
praticare il Field Target, può risolvere un grande problema mediante l’utilizzo
di un’ottica adeguata: la stima della distanza del bersaglio.
La procedura è la seguente:
1.
Si azzera l’ottica a distanze diverse, ad esempio 10, 15, 20, 25, 30, 35,
40, 45, 50 metri e ci si annota di quanti “click” va ruotata la torretta di
elevazione per far si che il punto d’impatto coincida con il punto di mira a
quelle date distanze.
Si ricava quindi una tabellina di questo tipo,
indicando anche il tipo di pallino utilizzato (esempio):
Tipo di pallino: RWS Super Dome 8.40 gr
(esempio realizzato con numeri non reali):
|
Distanza del bersaglio
metri |
Numero click di cui ruotare la torretta
di elevazione |
|
10 |
-15 |
|
15 |
-10 |
|
20 |
-5 |
|
25 |
0 |
|
30 |
25 |
|
35 |
33 |
|
40 |
41 |
|
45 |
50 |
|
50 |
60 |
Il numero zero
indica la distanza di azzeramento
“base” dell’arma (nell’esempio pari a 25 metri), il numero di click preceduto
dal segno negativo stà ad indicare la rotazione della torretta nel senso
indicato con “DOWN” (in basso), gli altri indicano la rotazione nel senso
indicato con “UP” (in alto).
Questa tabellina va poi memorizzata oppure
stampata e applicata da qualche parte sulla carabina, così da poterla facilmente
visualizzare.
Il problema è ora quello di stimare la distanza
esatta del bersaglio, più questa stima è corretta, più il punto d’impatto si
avvicinerà al punto di mira.
Disponendo di un cannocchiale con forte
ingrandimento (non meno di 18 o 20 X), questo si può utilizzare come se fosse un
“telemetro”, purchè sia dotato di correttore del parallasse
riportante le distanze in metri o yarde. Maggiore è la potenza d’ingrandimento,
maggiore è la precisione nel rilevamento della distanza (nelle competizioni di
Field Target si utilizzano ottiche da non meno di 32 ingrandimenti e la
precisione nel rilevamento della distanza è dell’ordine di pochi centimetri!).
Questo sistema può dare ottimi risultati fino alla distanza di un centinaio di
metri circa, oltre diventa piuttosto difficile conseguire risultati accettabili.
Come si fa:
1.
si pone il cannocchiale al massimo ingrandimento (almeno 18X);
2.
si inquadra il bersaglio;
3.
si ruota la ghiera del parallasse fino a quando il bersaglio stesso è
perfettamente nitido (ossia è “a fuoco”);
4.
si legge sulla ghiera la distanza corrispondente (questa è spesso
riportata in yarde, 1Yd=0.91 m);
5.
individuata la distanza a cui si
trova il bersaglio, si ruota la torretta di elevazione del numero di click
corrispondenti, quindi si mira e si spara. E’ evidente che in questo caso si
mirerà sempre ponendo il centro del reticolo sul punto di impatto voluto.
La tabellina vale solo per uno specifico tipo di
pallino, cambiandolo se ne dovrà compilare un’altra. Questo sistema permette di
sfruttare al meglio le caratteristiche di accuratezza intrinseca dell’arma, pur
essendo per contro un po’ più laborioso.
Chi volesse ottimizzare questo sistema potrebbe
verificare sperimentalmente le distanze indicate sulla ghiera, completandole
eventualmente con quelle intermedie. Ad esempio, un comune sistema è quello di
applicare una striscia di adesivo esattamente sopra i riferimenti originali,
quindi, dopo aver traguardato dei bersagli posti a distanze note, riportarle
nuovamente con un pennarello sulla striscia di adesivo, indicando anche il
numero di click corrispondenti a quella distanza.
Seguendo lo stesso principio, anche la torretta
di elevazione può essere eventualmente “personalizzata” o sostituita con una
specifica e di maggiori dimensioni, quindi più facilmente manovrabile (ne
esistono di aftermarket per vari modelli di ottica, essendo questo sistema
comunemente adottato dai tiratori di Field Target).

un tipo di torretta verticale "aftermarket"
utilizzata nel Field Target
E’ intuibile che per questo tipo di operazioni
si dovrà disporre di un cannocchiale dotato di torrette “alte”, del tipo che può
essere ruotato con le dita (finger adjustable turrets). I modelli
con le torrette che si girano usando una monetina (..che non si trova mai quando
serve…) non sono ovviamente adatti allo scopo.
Particolare di un ottica
dotata di torrette "finger adjustable" alte. Queste torrette si regolano
facilmente con le sole dita.

Particolare di torretta con regolazione sempre
"finger adjustable", ma "basse", di tipo più economico e di più difficile
manovrabilità

Il montaggio e la taratura dell’ottica
Nel caso si monti l’ottica per la prima volta,
conviene procedere nel modo seguente:
1.
con un po’di alcool, pulire bene sia la slitta di montaggio situata
sull’arma che le ganasce degli attacchi;
2.
alcuni attacchi hanno nella parte inferiore un perno che va posto in
corrispondenza del foro ricavato sulla slitta dell’arma per evitare spostamenti
dovuti al rinculo. Verificate che ci sia, provate a posizionarlo prima di
stringere l’attacco; se fosse troppo alto e impedisse il corretto montaggio
modificatene l’altezza con una lima;
3.
montate gli attacchi, stringendo le viti di fissaggio in maniera
progressiva ed alternata (in seguito è opportuno utilizzare un prodotto
frenafiletti “medio” per evitare che si allentino).
4.
Ora l’ottica: la prima cosa da fare è la centratura delle torrette.
Svitate i tappi protettivi e ruotate entrambe le torrette sino a fine corsa; da
questo punto iniziate a ruotarle nuovamente in senso contrario sino al fine
corsa opposto, contando esattamente il numero di giri effettuati (ad esempio 8
giri e 4 click); infine, giratele nuovamente nell’altro senso PER UN NUMERO DI
GIRI PARI ESATTAMENTE A META’ di quelli contati (con riferimento all’esempio: 4
giri e 2 click). In questo modo si avrà la certezza di iniziare la taratura con
il reticolo perfettamente centrato;
5.
montate l’ottica sugli anelli e serrate leggermente le viti, ruotatela
quindi fino a che il reticolo sia correttamente posizionato (i più pignoli
posizioneranno una livella a bolla sull’arma, per assicurarsi che sia
perfettamente orizzontale, ed un filo a piombo ad una certa distanza. Senza
muovere l’arma, inquadreranno il filo e ruoteranno l’ottica fino a quando il
segmento verticale del reticolo sia esattamente parallelo al filo a piombo).
Solo ora, sempre in maniera progressiva ed alternativamente, si potranno
stringere le viti di fissaggio dell’ottica (anche qui si può usare del
frenafiletti).
6.
Il primo test di tiro va fatto a breve distanza. Disegnate una croce su
un foglio di carta e posizionatelo a dieci metri, quindi, dopo esservi
posizionati in appoggio, sparate 5 colpi mirando esattamente al centro della
croce;
7.
controllate la posizione degli impatti rispetto al punto di mira e
segnate con un pennarello il centro della rosata. La prima cosa da fare è
regolare la derivazione, ossia portare la rosata sull’asse verticale della croce
(in alto o in basso non ha importanza in questo momento): misurate la distanza
tra il centro della rosata e l’asse verticale (ad es. 50 mm), quindi ruotate la
torretta laterale del numero di click corrispondenti. A 10 metri 1 click
sposterà il punto d’impatto di circa 0,7 mm (per ottiche con spostamenti da ¼ di
MOA), quindi per spostarlo di 50 mm si dovrà ruotare la torretta di circa 72
click, a sinistra per spostare gli impatti a sinistra e a destra per spostarli a
destra).
Fatto questo, si passerà alla fase di
azzeramento definitivo, ossia quello verticale, ma a questo punto sorge un
interrogativo: a che distanza azzerare l’ottica?
Ci sono due “scuole”: una sostiene sia meglio
azzerare ad una distanza “media”, corrispondente anche a quella di più frequente
utilizzo dell’arma e quindi compensare adeguatamente quando si spara a distanze
inferiori o superiori a questa, l’altra sostiene invece sia meglio azzerare alla
distanza massima e compensare quindi soltanto per le distanze intermedie.
Nel primo caso si avrà il vantaggio di avere un
“point blank” ristretto, essendo la freccia della curva di traiettoria divisa
dallo zero intermedio, lo svantaggio è che nel caso di compensazione si dovrà
stimare con precisione la distanza del bersaglio e capire se è minore o maggiore
di quella d’azzeramento (cosa non sempre facile..), e quindi compensare mirando
più alto se è superiore o più basso se è inferiore.
Nel secondo caso, poiché la curva della
traiettoria si svolge quasi totalmente sopra l’asse ottico di mira (a parte un
primo “attraversamento” a breve distanza dalla volata), la freccia e quindi il
point blank saranno superiori rispetto al caso precedente, ma il vantaggio è che
la compensazione avverrà sempre mirando basso, poiché i bersagli saranno sempre
sicuramente a distanze inferiori a quella di azzeramento (la distanza massima di
tiro è poi generalmente più facile da stimare).
Si scelga quindi la prima o la seconda
possibilità (ad esempio 25 metri oppure 50 metri) e si posizioni il bersaglio
conseguentemente.
La procedura da seguire è esattamente uguale a
quella descritta per la regolazione in derivazione, con l’unica differenza nel
valore di ogni click (a 25 m un click sposta il punto d’impatto di circa 1,8 mm,
a 50 m di circa 3,5 mm), la torretta da ruotare è ovviamente quella verticale.
Ovviamente quanto sopra descritto è valido per
chi utilizza l’arma in tiri da divertimento e quindi utilizza il sistema di
compensazione della mira “per approssimazione”. Chi vuol adottare la tecnica
“alla Field Target”, ossia l’azzeramento dell’ottica su ogni bersaglio dovrà
soltanto partire dall’allineamento verticale.
Nella foto si nota un
bersaglio di azzeramento. All'estremità superiore della croce è stata
evidenziata una rosata di 12 colpi e ne è stato individuato il centro (puntino
giallo). Ogni quadratino sulla carta misura 10 mm. Per spostare la rosata al
centro della croce bisogna dunque abbassarla di 67 mm , si dovrà ruotare la
torretta verticale nel senso "down" di un numero di click corrispondenti.
Ogni click sposta il punto
di impatto di una misura specifica, indicata sull'ottica. Per semplicità ho
riportato a fondo pagina una tabellina riepilogativa, mentre nella foto se ne
vede un'altra specifica per lo spostamento di 67 mm


|