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La Diana 65, carabina da tiro a canna basculante,
può essere considerata un vero pezzo di storia armiera. Progettata negli
anni 60 e destinata alle competizioni di C10, dispone di un peculiare
sistema di eliminazione del rinculo, complesso ma efficiente, che permette
di effettuare le sessioni di tiro senza essere minimamente disturbati dalle
quelle "reazioni" allo sparo, tipiche delle springers e dovute all'azione
del pistone lanciato dalla molla.
Il sistema adottato dai progettisti Diana per
eliminare queste fastidiose reazioni, denominato GISS, consiste
essenzialmente in due pistoni che si muovono, sotto l'effetto delle molle di
lancio, in maniera divergente. L'azione contrapposta dei due pistoni fa si
che le reazioni si annullino reciprocamente, rendendo l'arma assolutamente
neutra allo sparo.
Il pistone "attivo" è soltanto quello anteriore,
quello posteriore è inerte e non partecipa al ciclo di sparo, se non come
"contrappeso". La corsa del pistone è brevissima, circa 25 mm, mentre
l'alesaggio è lo standard Diana (anche nei modelli attuali), ossia circa 28
mm; è dunque in termini motoristici un meccanismo "super quadro", che
garantisce ottima efficienza e lock-time brevissimo. Il movimento sincrono
dei due pistoni avviene per mezzo di un meccanismo a cremagliera e ruote
dentate, come si vedrà meglio dalle foto seguenti.
La "propulsione" dei pistoni è affidata ad un
set composto da ben tre molle coassiali montate su una guida centrale,
mentre le guarnizioni sono: quella anteriore una classica Diana in Nylon
(originariamente era realizzata in un materiale plastico diverso, che però
si deteriorava facilmente), mentre quella posteriore è simile, ma manca
della corona esterna ed è leggermente più sottile (quest'ultima serve solo
da buffer).
Il gruppo di scatto è un vero capolavoro, è un
due tempi a tre leve estremamente ben progettato, sensibile, netto e
regolabile in tutti i modi.
Con il sistema GISS e questa meccanica, dal 1963
al 1978 circa, la Diana ha realizzato tre modelli principali: la 60, la 65 e
la 66.
La 60 è una "sportiva" destinata alle
competizioni non ufficiali, non ha il blocco di culatta, il puntone di
carica non è snodato, il pistone posteriore è realizzato in un solo pezzo,
le molle utilizzate sono solo 2, il metallo è finito con una bella brunitura
lucida. Il calcio non dispone di regolazioni ed e parzialmente privo di
zigrini.
La 65 è pensata per l'allenamento o per le gare
vere e proprie, dispone di blocco di culatta, il pistone posteriore è in due
pezzi, ha il classico set di tre molle, lo snodo della canna è molto ben
studiato, con due rondelle antifrizione da un lato ed una molla a tazza per
il recupero di eventuali giochi dall'altro, il contrappeso montato sulla
canna è parkerizzato antiriflesso, il calcio è più adatto alle impostazioni
di tiro da gara ed è dotato di calciolo regolabile in altezza.
La 66 ha la medesima meccanica della 65, ma con
un calcio regolabile ancora più "tecnico" ed adatto alle competizioni.
Tutti i calci montati su queste carabine sono in
noce, alcuni dei quali di ottima venatura, quelli montati sulle 60 e 65 sono
spesso indicati come "tipo Olimpia", mentre quello della 66 anticipa il più
moderno "match style" della 75. Su tutte le carabine era montata di serie un
discreta diottra Diana (la mia è ancora in fase di restauro), ma era
comunque possibile il montaggio della tradizionale tacca di mira.
Anteriormente il set di mira era completato con un tunnel dotato di
fogliette intercambiabili.
L'evoluzione delle carabine di questa seria è
stata la 75, che ha stessa meccanica ma dispone di canna fissa, caricamento
a leva laterale e piccole differenze nel gruppo di scatto. Introdotta nel
1977-78 per contrastare lo strapotere della FWB 300S, vero asso pigliatutto
dell'epoca, in quanto a precisione non aveva nulla da invidiare a quest'ultima,
ma purtroppo fu commercializzata troppo tardi e non riuscì mai prevalere
sulla FWB (ma neanche sulla Anschutz 380). Nonostante questo rimase in
produzione per moltissimo tempo e rimane una delle massime espressioni nel
campo della tecnologia "springer".
La carabina in mio possesso, comperata usata
alcuni mesi fà, è un modello 65 del 1970. Le condizioni erano discrete in
linea generale, l'unica cosa era che...non sparava! Ossia il pistone non
comprimeva l'aria necessaria allo sparo del pallino, tipico sintomo di una
guarnizione di testa deteriorata.
ecco alcuni dettagli della mia
65

in
questa vista si possono notare i "tappi" delle due ruote dentate, situati a
metà della lunghezza del tubo principale, sono la caratteristica di tutte le
armi dotate di sistema GISS. A destra dettaglio del calciolo regolabile in
altezza


Il Restauro
Per prima cosa ho cercato di reperire tutte le
informazioni su quest'arma, a partire dall'esploso, fino a resoconti di
restauri effettuati o descrizioni dello smontaggio. All'inizio, debbo dire
che sono stato unanimamente sconsigliato dall'"aprire" questa carabina, un
po' da tutti e da tutto il mondo. Insomma, tentare il restauro sembrava una
cosa quasi impossibile per via della relativa complessità del meccanismo e
della presunta difficoltà nel reperimento dei pezzi di ricambio.
Non mi sono arreso.
Con l'aiuto di un amico, che nel frattempo aveva
anch'egli comprato una 60 con un difetto simile, siamo riusciti a
rintracciare l'unico armaiolo in Italia che ancora è in grado di operare su
questi modelli e dispone anche di pezzi di ricambio (comunque in buona parte
reperibili anche da Chambers). Con alcune lunghe chiacchierate telefoniche,
l'armaiolo in questione, gentilissimo, mi ha fornito tutte le indicazioni
necessarie allo smontaggio ed al rimontaggio, le attenzioni da tenere ed
alcuni consigli su come risolvere eventuali problemi. A questo punto, non
restava che trovare un po' di tempo ed iniziare il restauro.
Partiamo dall'esploso

si procede
nello smontaggio primario

particolare
del bel gruppo di scatto

particolare del
sistema di blocco della culatta con la relativa leva. Per sbloccare va
ruotata verso il basso. Si noti la particolarità delle controvite anti
allentamento; piccoli dettagli di grande importanza, che denotano una
notevole attenzione al progetto

nello
smontaggio di particolari complessi, come ad esempio un gruppo di scatto, è
buona norma prendere sempre appunti ed effettuare delle fotografie

particolare del
"tappo" posteriore avvitato al tubo dell'azione. Prima di svitarlo va tolta
la vite di fermo

particolare
del tappo laterale della ruota dentata

una volta
svitato il tappo, si notano la ruota dentata centrale e parte delle
cremagliere realizzate sul codolo dei pistoni

Tolto il tappo
posteriore, ecco come si presentavano le guarnizioni: a sinistra il
buffer del pistone posteriore, a destra quella anteriore ......

Insieme dei
componenti principali del sistema appena smontati: dall'alto la molla
interna destra, la guida centrale, la molla interna sinistra, la molla
esterna, il pistone anteriore e quello posteriore

ecco i due
pistoni "assemblati" all'esterno per mostrarne il meccanismo d'azione. In
questa foto la molla (situata all'interno dei pistoni) non è presente ed i
pistoni sono rappresentati a fine corsa, ossia dopo lo sparo

particolare
della cremagliera di un pistone e della relativa ruota dentata

altro
particolare della cremagliera con una ruota dentata

particolare
delle due nuove guarnizioni: a sinistra la nuova "Apex" montata sul pistone
anteriore, a destra il buffer sul pistone posteriore

particolare del
compressore appositamente costruito per rimontare la carabina. Nella foto i
due pistoni sono stati già inseriti in sede e le ruote dentate riposizionate

particolare del
puntone in materiale plastico realizzato ad hoc per il rimontaggio. Il
compressore è a mio avviso indispensabile per rimontare la carabina,
in quanto permette di esercitare la giusta pressione sul pistone ed
effettuare quei piccoli aggiustamenti necessari a posizionare correttamente
sia le ruote dentate che i relativi tappi. Quest'ultima fase è
particolarmente critica, perchè in caso di errore, verrebbe
irrimediabilmente danneggiata la cremagliera o la ruota dentata.


particolare
del calcio appena sverniciato, ora è il momento della finitura superficiale
con tela abrasiva e ...tanta pazienza. In questo caso le condizioni non
erano "gravi", è bastato poco per far tornare il legno in perfette
condizioni

ultimata la
fase precedente, ho eseguito una leggerissima tinta con dell'impregnante
noce chiaro, ora è pronto per la finitura definitiva

per la
finitura superficiale del legno, visto che si trattava di un noce (seppur
abbastanza "piatto"), ho optato per il tradizionale"CCL oil gunstock finish
kit", in tre componenti. Il procedimento è abbastanza laborioso e
lungo (servono almeno 20 giorni per finire), ma il risultato è assolutamente
di prim'ordine.

ed ecco il
risultato finale


Infine, ecco
una tabellina con i primi tiri di prova cronografati. Dopo il rodaggio e
l'assestamento dei componenti, oltre che la corretta distribuzione del
lubrificante, ripeterò le prove e farò un piccolo test di precisione. La
storia non è finita qui....
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