Hit Counter  

HOME   

Catalogo prodotti J. Maccari

Perchè installare un KIT JM

Guida all'installazione di un kit      

articoli

La potenza delle armi ad aria compressa

Strumenti di mira ottici

Weihrauch HW 900 cal. 6,35 mm  

Diana 65

Diana 52 cal. 4,5

Daystate Huntsman MKII cal. 5,5

HW 77 Evo cal. 4,5

Test con la HW 77

HW 950 cal. 4,5

Smontaggio HW 950

Diana 65

storia del restauro di una springer di razza

 

La Diana 65, carabina da tiro a canna basculante, può essere considerata un vero pezzo di storia armiera. Progettata negli anni 60 e destinata alle competizioni di C10, dispone di un peculiare sistema di eliminazione del rinculo, complesso ma efficiente, che permette di effettuare le sessioni di tiro senza essere minimamente disturbati dalle quelle "reazioni" allo sparo, tipiche delle springers e dovute all'azione del pistone lanciato dalla molla.

Il sistema adottato dai progettisti Diana per eliminare queste fastidiose reazioni, denominato GISS,  consiste essenzialmente in due pistoni che si muovono, sotto l'effetto delle molle di lancio, in maniera divergente. L'azione contrapposta dei due pistoni fa si che le reazioni si annullino reciprocamente, rendendo l'arma assolutamente neutra allo sparo.

Il pistone "attivo" è soltanto quello anteriore, quello posteriore è inerte e non partecipa al ciclo di sparo, se non come "contrappeso". La corsa del pistone è brevissima, circa 25 mm, mentre l'alesaggio è lo standard Diana (anche nei modelli attuali), ossia circa 28 mm; è dunque in termini motoristici un meccanismo "super quadro", che garantisce ottima efficienza e lock-time brevissimo. Il movimento sincrono dei due pistoni avviene per mezzo di un meccanismo a cremagliera e ruote dentate, come si vedrà meglio dalle foto seguenti.

La "propulsione" dei pistoni è affidata ad un set composto da ben tre molle coassiali montate su una guida centrale, mentre le guarnizioni sono: quella anteriore una classica Diana in Nylon (originariamente era realizzata in un materiale plastico diverso, che però si deteriorava facilmente), mentre quella posteriore è simile, ma manca della corona esterna ed è leggermente più sottile (quest'ultima serve solo da buffer).

Il gruppo di scatto è un vero capolavoro, è un due tempi a tre leve estremamente ben progettato, sensibile, netto e regolabile in tutti i modi.

Con il sistema GISS e questa meccanica, dal 1963 al 1978 circa, la Diana ha realizzato tre modelli principali: la 60, la 65 e la 66.

La 60 è una "sportiva" destinata alle competizioni non ufficiali, non ha il blocco di culatta, il puntone di carica non è snodato, il pistone posteriore è realizzato in un solo pezzo, le molle utilizzate sono solo 2, il metallo è finito con una bella brunitura lucida. Il calcio non dispone di regolazioni ed e parzialmente privo di zigrini.

La 65 è pensata per l'allenamento o per le gare vere e proprie, dispone di blocco di culatta, il pistone posteriore è in due pezzi, ha il classico set di tre molle, lo snodo della canna è molto ben studiato, con due rondelle antifrizione da un lato ed una molla a tazza per il recupero di eventuali giochi dall'altro, il contrappeso montato sulla canna è parkerizzato antiriflesso, il calcio è più adatto alle impostazioni di tiro da gara ed è dotato di calciolo regolabile in altezza.

La 66 ha la medesima meccanica della 65, ma con un calcio regolabile ancora più "tecnico" ed adatto alle competizioni.

Tutti i calci montati su queste carabine sono in noce, alcuni dei quali di ottima venatura, quelli montati sulle 60 e 65 sono spesso indicati come "tipo Olimpia", mentre quello della 66 anticipa il più moderno "match style" della 75. Su tutte le carabine era montata di serie un discreta diottra Diana (la mia è ancora in fase di restauro), ma era comunque possibile il montaggio della tradizionale tacca di mira. Anteriormente il set di mira era completato con un tunnel dotato di fogliette intercambiabili.

L'evoluzione delle carabine di questa seria è stata la 75, che ha stessa meccanica ma dispone di canna fissa, caricamento a leva laterale e piccole differenze nel gruppo di scatto. Introdotta nel 1977-78 per contrastare lo strapotere della FWB 300S, vero asso pigliatutto dell'epoca, in quanto a precisione non aveva nulla da invidiare a quest'ultima, ma purtroppo fu commercializzata troppo tardi e non riuscì mai prevalere sulla FWB (ma neanche sulla Anschutz 380). Nonostante questo rimase in produzione per moltissimo tempo e rimane una delle massime espressioni nel campo della tecnologia "springer".

La carabina in mio possesso, comperata usata alcuni mesi fà, è un modello 65 del 1970. Le condizioni erano discrete in linea generale, l'unica cosa era che...non sparava! Ossia il pistone non comprimeva l'aria necessaria allo sparo del pallino, tipico sintomo di una guarnizione di testa deteriorata.

ecco alcuni dettagli della mia 65

in questa vista si possono notare i "tappi" delle due ruote dentate, situati a metà della lunghezza del tubo principale, sono la caratteristica di tutte le armi dotate di sistema GISS. A destra dettaglio del calciolo regolabile in altezza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Restauro

Per prima cosa ho cercato di reperire tutte le informazioni su quest'arma, a partire dall'esploso, fino a resoconti di restauri effettuati o descrizioni dello smontaggio. All'inizio, debbo dire che sono stato unanimamente sconsigliato dall'"aprire" questa carabina, un po' da tutti e da tutto il mondo. Insomma, tentare il restauro sembrava una cosa quasi impossibile per via della relativa complessità del meccanismo e della presunta difficoltà nel reperimento dei pezzi di ricambio.

Non mi sono arreso.

Con l'aiuto di un amico, che nel frattempo aveva anch'egli comprato una 60 con un difetto simile, siamo riusciti a rintracciare l'unico armaiolo in Italia che ancora è in grado di operare su questi modelli e dispone anche di pezzi di ricambio (comunque in buona parte reperibili anche da Chambers). Con alcune lunghe chiacchierate telefoniche, l'armaiolo in questione, gentilissimo, mi ha fornito tutte le indicazioni necessarie allo smontaggio ed al rimontaggio, le attenzioni da tenere ed alcuni consigli su come risolvere eventuali problemi. A questo punto, non restava che trovare un po' di tempo ed iniziare il restauro.

Partiamo dall'esploso

si procede nello smontaggio primario

 

 

 

 

 

 

 

particolare del bel gruppo di scatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

particolare del sistema di blocco della culatta con la relativa leva.  Per sbloccare va ruotata verso il basso. Si noti la particolarità delle controvite anti allentamento; piccoli dettagli di grande importanza, che denotano una notevole attenzione al progetto

 

 

 

 

 

 

 

nello smontaggio di particolari complessi, come ad esempio un gruppo di scatto, è buona norma prendere sempre appunti ed effettuare delle fotografie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

particolare del "tappo" posteriore avvitato al tubo dell'azione. Prima di svitarlo va tolta la vite di fermo

particolare del tappo laterale della ruota dentata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

una volta svitato il tappo, si notano la ruota dentata centrale e parte delle cremagliere realizzate sul codolo dei pistoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tolto il tappo posteriore, ecco come si presentavano le guarnizioni: a sinistra il  buffer del pistone posteriore, a destra quella anteriore ......

    

 

 

Insieme dei componenti principali del sistema appena smontati: dall'alto la molla interna destra, la guida centrale, la molla interna sinistra, la molla esterna, il pistone anteriore e quello posteriore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ecco i due pistoni "assemblati" all'esterno per mostrarne il meccanismo d'azione. In questa foto la molla (situata all'interno dei pistoni) non è presente ed i pistoni sono rappresentati a fine corsa, ossia dopo lo sparo

 

 

 

 

particolare della cremagliera di un pistone e della relativa ruota dentata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

altro particolare della cremagliera con una ruota dentata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

particolare delle due nuove guarnizioni: a sinistra la nuova "Apex" montata sul pistone anteriore, a destra il buffer sul pistone posteriore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

particolare del compressore appositamente costruito per rimontare la carabina. Nella foto i due pistoni sono stati già inseriti in sede e le ruote dentate riposizionate

 

 

 

 

 

 

 

particolare del puntone in materiale plastico realizzato ad hoc per il rimontaggio. Il compressore è a mio avviso  indispensabile per rimontare la carabina, in quanto permette di esercitare la giusta pressione sul pistone ed effettuare quei piccoli aggiustamenti necessari a posizionare correttamente sia le ruote dentate che i relativi tappi. Quest'ultima fase è particolarmente critica, perchè in caso di errore, verrebbe irrimediabilmente danneggiata la cremagliera o la ruota dentata.

 

 

 

particolare del calcio appena sverniciato, ora è il momento della finitura superficiale con tela abrasiva e ...tanta pazienza. In questo caso le condizioni non erano "gravi", è bastato poco per far tornare il legno in perfette condizioni

ultimata la fase precedente, ho eseguito una leggerissima tinta con dell'impregnante noce chiaro, ora è pronto per la finitura definitiva

per la finitura superficiale del legno, visto che si trattava di un noce (seppur abbastanza "piatto"), ho optato per il tradizionale"CCL oil gunstock finish kit", in tre componenti. Il procedimento è abbastanza laborioso e  lungo (servono almeno 20 giorni per finire), ma il risultato è assolutamente di prim'ordine.

ed ecco il risultato finale

Infine, ecco una tabellina con i primi tiri di prova cronografati. Dopo il rodaggio e l'assestamento dei componenti, oltre che la corretta distribuzione del lubrificante, ripeterò le prove e farò un piccolo test di precisione. La storia non è finita qui....