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premessa
Potenza e precisione sono i due elementi che guidano lo sviluppo delle armi
in generale e che, nel caso di quelle funzionanti ad aria compressa (ac)
focalizzano costantemente l’attenzione degli appassionati.
Ora, se in quanto a precisione le moderne armi ad aria compressa poco o
nulla hanno da invidiare alle sorelle maggiori da fuoco, per ciò che
riguarda la “potenza” sono ovviamente in netto svantaggio. Per fortuna,
però, “tutto è relativo” e dunque, per l’uso che se ne deve fare, i livelli
di potenza oggi a disposizione sono ampiamente sufficienti.
Cominciamo proprio a parlare di “potenza”: intanto per un approccio
maggiormente scientifico, invece di tale termine utilizziamo quello
corretto: Energia Cinetica alla bocca dell’arma (E0) o
semplicemente “Energia”.
L’Energia cinetica è funzione di due fattori: la massa del pallino e la sua
velocità, poiché a noi interessa l’Energia alla bocca (E0),
considereremo la velocità del pallino rilevata in quel punto V0:
Eo = ½ m Vo2
m espressa
in Kg, Vo in metri al secondo; il risultato è in Joules
(J).
Ecco che viene subito messa
in discussione la cattiva abitudine da parte delle case costruttrici di
indicare la sola velocità Vo, senza specificare la massa del pallino
utilizzato per misurarla. Si tenga presente che in questi casi le velocità
pubblicizzate sono sempre quelle ottenibili con i pallini di peso più basso
disponibili sul mercato.
Poichè nel solo calibro 4,5 mm esistono oltre 100 tipi di pallini di peso
variante dai 5,52 grani dei Prometheus ai 16,85 degli HN Rabbit
magnum, risulta evidente che la sola indicazione della Vo è
insufficiente per stabilire con precisione le caratteristiche di “potenza”
dell’arma. Ad esempio, una carabina calibro 4,5 mm che sparasse a 250 m/s
dei pallini tipo RWS Hobby da 6,95 grs avrebbe una Eo pari a 14 Joules, se
sparasse alla stessa velocità dei pesanti HN Silver Point da 11,85 grs ne
avrebbe ben 24 !
Per fortuna la recente legge sulla liberalizzazione delle armi di “modesta
capacità offensiva” ha reso di uso comune il termine Eo e contribuito a
divulgarne il significato.
In questa sede non è mia intenzione descrivere i meccanismi di funzionamento
delle armi ad aria compressa, ne differenziare tra armi lunghe e corte, ma
solo riportare ad una dimensione concreta il significato del termine
“potenza“ (o meglio “energia”), illustrandone le applicazioni pratiche nei
vari tipi di armi e dimostrando, con alcune prove pratiche, come questa, se
male sfruttata, possa influenzare la precisione che l’arma può esprimere.
La velocità limite
Le armi ac, allo stato attuale, hanno tutte a che fare con un ben preciso
“limite”: la velocità del suono.
La velocità del suono (circa 340 m/s in determinate condizioni ) segna il confine tra due
“mondi”: il sub-sonico ed il super-sonico, i corpi che si
muovono ad una velocità inferiore a quella del suono seguono leggi diverse
da quelli “supersonici”, così anche le “forme” aerodinamicamente efficienti
in campo sub-sonico non lo sono in quello supersonico.
I pallini “diabolo”, tipici delle armi ad ac, hanno una forma
particolarmente efficiente in campo subsonico, di conseguenza se sparati
entro tale limite mantengono stabilità e precisione, mentre se la loro
velocità entra in campo transonico o supersonico, finiscono inevitabilmente
per destabilizzarsi, vanificando la precisione di tiro.
Per garantire dunque la massima precisione di un’arma ad ac bisogna
fare in modo che il pallino venga sparato ad una velocità ben inferiore a
quella del suono, ciò per evitare anche il campo di velocità transonico,
entro cui le leggi aerodinamiche sono abbastanza "confuse" (o complesse..)
ed in cui i pallini possono comportarsi in maniera alquanto erratica.
In genere la velocità massima entro cui i pallini si comportano in
maniera prevedibile è di circa 280 m/s. Tale valore può
essere considerato come limite per le springers, mentre nelle
pcp, in alcuni casi, si può superare lievemente (fino a circa 300
m/s), in quanto i pallini sparati da queste armi sono soggetti ad uno stress
meccanico inferiore rispetto a quelli usciti da una springer e dunque conservano meglio la loro forma originaria,
a tutto vantaggio dell'efficienza aerodinamica anche a velocità leggermente
superiori (comunque dipende sempre dalla tipologia di pallino).
Al contrario delle armi da fuoco, in cui è possibile (entro certi limiti)
variare la Vo di un dato proiettile agendo sulla quantità o sulla tipologia
di polvere contenuta nel bossolo, sulla armi ad aria compressa, in cui
l’impianto propulsivo è generalmente fisso, si agisce sul peso del pallino:
data una certa Eo (che con una buona approssimazione diamo per costante), la
Vo sarà inversamente proporzionale al peso (massa) del pallino.
Poiché nel nostro paese le springers sono ancora notevolmente più diffuse
delle pcp, utilizziamo il valore di 280 m/s per simulare delle situazioni
limite di energia, che rappresentano in qualche maniera la “potenza massima”
erogabile da queste armi, per ogni calibro.
Posta dunque questa velocità come quella massima e considerando il peso
massimo dei pallini disponibili attualmente sul mercato, nei calibri più
comuni, è possibile individuare i valori massimi di Eo per ognuno di essi.
Lo scopo è quello di ri-portare ad una dimensione concreta e reale una
caratteristica delle armi ad aria compressa che viene spesso, per diversi
motivi, distorta.
Per ogni calibro sono stati presi in considerazione i 5 pallini più pesanti
disponibili sul mercato internazionale e si è calcolata la Eo che
svilupperebbero se sparati alla Vo di 280 m/s:




Da queste tabelle risulta evidente come la scelta è obbligata: chi vuole
maggior “potenza” deve necessariamente rivolgersi ad armi camerate per
calibri maggiori, poiché solo questi sono disponibili in pesi tali da
“acquietare” gli impianti meccanici più esuberanti.
Prendiamo il caso del comune calibro 4,5 mm: la Eo massima di cui può
disporre un’arma, considerando che il pallino più pesante disponibile sul
mercato attuale è il Dae Sung da 15 grani, è pari a 38,1J. Questo valore è
raggiungibile però solo con armi tipo PCP, le springers difficilmente
“digeriscono” in tal calibro pallini di peso superiore ai 10-11 grani e
conseguentemente la Eo max ottimale si può posizionare tra i 26 ed 29 J.
Addirittura, secondo alcuni specialisti, nelle springers in questo calibro
non è consigliabile superare i 23/24 J, in quanto nella maggior parte di
esse le reazioni allo sparo diventano eccessive e contribuiscono ad
inficiarne la precisione. Aggiungerei infine due considerazioni riguardo i
pallini più pesanti elencati: gli HN Silver Point sono a punta conica e dunque non
particolarmente efficienti soprattutto sulle lunghe distanze, i Dae Sung
sono a testa tonda e molto efficienti, ma non sono ancora disponibili in
Italia, bisogna acquistarli all’estero e farseli spedire (sono piuttosto
costosi), inoltre sono di una misura poco adatta alle canne europee, essendo
leggermente surdimensionati.
Le armi in questo calibro disponibili nel nostro paese e che erogano le Eo
maggiori sono le Diana 48/52/54 (23/24J), la Diana 350 Magnum (26/27J), la
Gamo 1250 (circa 30J), la Wehirauch HW 900 (25/26J), risulta catalogata
anche la Webley & Scott Patriot (26/27J), ma non è più importata.
I pallini disponibili in calibro 5,5 mm vanno dagli 8,5 grani dei Prometheus
ai 30 grani dei Dae Sung, mentre un peso medio può essere considerato il
Superdome della RWS (14.4gr). In questo calibro possiamo distinguere due
fasce principali di peso, entro cui sono situati i migliori prodotti
disponibili: la fascia “media” (14-16 grani) e quella “pesante” (20 – 22
grani) e dunque i costruttori tendono a realizzare delle armi con Eo tali
da permettere di sparare pallini di questo peso alle massime velocità.
Vediamo qualche esempio:
Alcuni pallini a “testa tonda” della prima fascia (14-16 gr), sparati
sempre alla Vo di 280 m/s, danno i seguenti risultati:

La stessa tabella, compilata per i pallini della fascia “pesante” è:

E’ così possibile individuare le due classi principali di Eo per le armi in
calibro 5,5 mm: la prima è 35-40J, la seconda 52-54J .
Sono disponibili anche due pallini di peso decisamente superiore:

che individuano una ulteriore fascia situata tra i 73-76J. E’ evidente come
per le armi che trovano in questa ultima classe di potenza, la scelta del
pallino è limitata esclusivamente a due modelli: i Dae Sung o i Rabbit
Magnum (entrambi però pallini di difficile reperibilità) ed anche
per questo non molto comune.
Si può aggiungere che mentre nella prima fascia è ancora possibile trovare
qualche “springer” (Theoben Eliminator, Webley & Scott Patriot, Theoben Dual
Magnum, Whiscombe JW 65 e JW 80), le altre sono dominio assoluto delle pcp.
Gli altri calibri
Il calibro 5,0 mm (.20”) ed il 6,35 mm (.25”) meritano un discorso a parte.
Entrambi hanno subito un periodo di dimenticanza da parte dei grandi
produttori di armi ad aria compressa, ma qualche anno fa, soprattutto per
merito dello statunitense Robert Beeman (colui che per primo ha intravisto
l’enorme potenzialità commerciale delle delle armi ad aria compressa europee
sul mercato USA, fondando l’omonima ditta e collaborando con i produttori
nella definizione delle specifiche tecniche delle armi che importava oppure
addirittura partecipando attivamente alla loro progettazione, come nel caso
del Beeman R1 alias Weihrauch HW 80), sono stati rivalutati ed oramai tutti
i maggiori produttori offrono armi così camerate.
Il 5,0 mm, assolutamente sconosciuto in Italia (risultano al momento
catalogate due sole armi in questo calibro), è invece molto comune negli
USA, dove è nato e dove storicamente viene utilizzato sulle armi
“quasi-giocattolo” Benjamin – Sheridan, ma sta prendendo piede anche in Gran
Bretagna in quanto si adatta molto bene alle caratteristiche delle armi di
libera vendita in quel paese (il cui limite di Eo è circa 16J ). E’ un
calibro molto efficiente e dall’ottimo valore di densità sezionale, in
quanto a parità di peso con un 5,5 offre una minore sezione frontale.
Il 6,35 mm è più anziano, in Gran Bretagna erano prodotte armi ad aria
compressa in questo calibro già molti decenni fà (nella vecchia
classificazione anglosassone era indicato come “bore n.3”), poi per via
delle scarse prestazioni delle armi così camerate, dovute sia alla bassa
potenza che erano in grado di erogare, sia al peso elevato di questi
pallini, seguì un periodo di dimenticanza.
La recente rivalutazione di questo calibro, promossa come accennato da
Robert Beeman, è iniziata dapprima con la disponibilità di grosse springers,
potenti abbastanza da sparare questi pesanti pallini a velocità quantomeno
accettabili (ma purtroppo quasi sempre imprecise e di difficile “gestione”
per via delle reazioni esagerate allo sparo e della qualità delle canne non
sempre all’altezza di quelle camerate in calibri più comuni) quindi, più
proficuamente, con l’avvento delle armi pcp. I cacciatori per primi si
resero immediatamente conto delle notevoli doti di questi “pallettoni”,
soprattutto in relazione alla loro eccezionale efficacia sulle prede.
Con la recente disponibilità delle armi ad aria precompressa, il “quarto di
pollice” ha poi definitivamente consolidato la propria presenza nel
panorama dei calibri “comuni”, in quanto le potenze disponibili nelle armi
con questo impianto meccanico sono ampiamente sufficienti per spingere
questi pallini alle massime velocità possibili, senza reazioni fastidiose e
permettendo di sfruttarne appieno le caratteristiche e le notevoli qualità.
A questo punto ci si aspetta soltanto un maggiore impegno sia da parte dei
produttori di canne che soprattutto da quelli di pallini, per avere a
disposizione armi di precisione paragonabile a quella che possono esprimere
in altri calibri.
In attesa che Diana e Wheirauch inseriscano nel catalogo italiano armi in
5,0 mm (tra le full power, nelle libere non avrebbe senso), chi volesse
potrebbe provare l’ebrezza del 6,35, già disponibile su alcuni modelli dei
costruttori menzionati, oltre che nella eccezionale Theoben Rapid 12/250:
una carabina pcp da 70J nella recente versione MKII, a caricamento singolo successivo, dotata di un
caricatore da 12 colpi ed una potenza di fuoco…pardon…d’aria, veramente
fuori dal comune.
Relazione tra calibro e
potenza dell’arma
In termini generali, le armi dello stesso modello, vendute con l’opzione del
calibro, non hanno generalmente grosse differenze di Eo se non quelle dovute
alla maggior efficienza dei calibri maggiori a parità di impianto meccanico.
Ciò significa che in linea teorica se una carabina eroga 23J in calibro 4,5
mm, la stessa arma in 5,5 o in 6,35 potrà averne 24 o 25…ma non è sempre
detto, perché l’efficienza dipende da una serie di fattori e di condizioni
non sempre verificabili a priori.
Sempre a parità di impianto, si possono invece ottenere delle differenze
notevoli di Eo se l’arma viene espressamente progettata e costruita per quel
calibro, ottimizzandone le caratteristiche. In questo caso l’efficienza
maggiore dei calibri “grossi” è sempre confermata.
La maggior efficienza del calibro 5,5 sul 4,5 ad esempio è molto evidente
nelle armi PCP dove, a parità di volume del serbatoio e di Eo, quelle nel
calibro maggiore hanno una maggiore autonomia di colpi (ossia per ottenere
la stessa Eo l’arma ha bisogno di meno aria).
La scelta del calibro
Quale calibro scegliere allora? Dipende da quello che si richiede all’arma,
un calibro “universale” non esiste ancora.. anche se ogni tanto qualcuno
afferma il contrario….
Vediamo di dare qualche indicazione più specifica.
Il calibro 4,5 mm è il più comune nel nostro paese e in quelli in cui è
presente una grande tradizione di tiro al bersaglio (ad es in Germania), ma
non lo è in UK, dove le armi ad ac vengono utilizzate moltissimo per la
caccia. In quest’ultimo caso i calibri maggiori sono preferiti per la loro
efficacia sulla selvaggina cacciabile (conigli, piccioni, corvidi, etc..),
in questo paese infatti, se escludiamo le armi da gara, la maggior parte
delle carabine sono vendute in calibro 5,5 mm.
Ma un calibro maggiore non è solo indicato per la caccia, può essere anche
scelto da chi, disponendo di un’arma dalle caratteristiche adeguate, voglia
cimentarsi sulle “lunghe distanze”. In questi casi infatti, il maggior
coefficiente balistico di questi pallini consente di ottenere dei vantaggi
su quelli di calibro inferiore (anche se questa non è una regola, in quanto
dipende dallo specifico pallino).
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Calibri comunemente disponibili e loro utilizzo |
|
calibro |
Utilizzo principale |
Eo massima consigliata |
vantaggi |
svantaggi |
|
4,5mm (.177”) |
Tiro a segno agonistico, field target e
plinking fino a circa 50 metri |
<23J |
Elevata disponibilità di armi e pallini,
ottima precisione. |
Non molto adatto per i tiri lunghi |
|
5,0mm (.20”) |
Tiro a segno (non agonistico) e plinking
fino a circa 80 metri |
33-34J |
Elevata resa balistica dei pallini,
precisione. |
Pochi pallini disponibili, armi in
questo calibro non sono ancora importate regolarmente in Italia |
|
5,5mm (.22”) |
Tiro a segno (non agonistico) e plinking
fino a circa 80 metri |
·
35-36J
·
50-54J
·
>70J |
Buona resa balistica e precisione,
adatto ai tiri fino alle massime distanza. Un calibro tuttofare. |
Servono almeno una ventina di J per
avere una traiettoria sufficientemente tesa. Non adatto per armi di
modesta potenza. |
|
6,35mm (.25”) |
Plinking fino a circa 80 metri |
·
50J
·
75-78J |
E’ un calibro da “specialisti”,
sicuramente divertente e “di effetto” sui bersagli. Anche abbastanza
preciso in alcuni casi. |
Servono armi potenti per sfruttarlo
bene. Sulle springers almeno 25-27J. Generalmente non molto preciso (ma
non sempre). |
La distanza utile di tiro
Come già illustrato in precedenza, si consideri che la velocità massima a
cui può essere spinto un pallino tipo “diabolo” non può superare i 300 m/s
se si vogliono mantenere inalterate le caratteristiche di precisione che
l’arma può esprimere, soprattutto sulle lunghe distanze. Questo limita di
fatto anche il tiro utile, poiché lunghi tempi di volo significano maggior
curvatura della traiettoria e maggior influenza del vento trasversale. Inoltre, si tenga presente che le energie
disponibili nel nostro caso, anche se relativamente elevate, sono comunque
decisamente inferiori anche rispetto a piccoli calibri da fuoco, come un
22LR (una cartuccia 22LR subsonica sviluppa sempre più di 100-120J..).
Indipendentemente dal calibro e dalla Eo, ad eccezione di alcune
realizzazioni particolari, la distanza utile di tiro per un’arma ad aria
compressa è limitata a 70/80 metri. Poche e particolari armi possono essere
utilizzate al limite dei 100 metri.
Note
Il cronografo
Un appassionato che voglia effettuare delle prove di velocità e studiare la
relazione tra questa e la precisione, ha bisogno di un cronografo. A questo
proposito apro una breve parentesi: non è strettamente necessario spendere
una cifra considerevole su questi apparecchi, anche modelli economici come
gli Alfa Chrony possono garantire ottimi risultati, purchè siano usati nelle
giuste condizioni di illuminazione e con la batteria sempre ben carica.
Esiste anche un modello di cronografo che si applica con un elastico sulla
canna (CB 625), è molto preciso e consente tra l’altro di ottenere subito la
Vo media su una serie di colpi e la relativa Eo se si inserisce il peso del
pallino, ma ha due inconvenienti: primo se non centrato correttamente con
l’asse della canna è comune ottenere delle mancate letture o addirittura
distruggerlo, secondo, quando viene montato sulle canne di armi basculanti,
si danneggia facilmente il supporto dello stesso al momento della chiusura
dell’arma, a causa del contraccolpo che subisce.
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